Walking di D.H. Thoreau


Vorrei spendere una parola in favore della Natura, dell’assoluta libertà e dello stato selvaggio, contrapposti a una libertà e a una cultura puramente civili; vorrei considerare l’uomo come abitatore della Natura, come sua parte integrante, e non come membro della società.” (incipit del libro Camminare)

Ieri ho ripreso in mano il libro Camminare di Thoreau che ho piacevolmente letto sulla cima del Poggio delle Ignude un colle poco distante dal Monte Gennaio che sta sul confine tra l’Emilia Romagna e la Toscana, vicino al Corno alle Scale per intenderci.

Qui ci sono alcune foto che ho fatto: http://www.flickr.com/photos/massimone_78/sets/72157624536662430/

Henry David Thoreau (Concord, 12 luglio 1817 – Concord, 6 maggio 1862), è stato un filosofo e scrittore statunitense. Fu uno dei membri principali della corrente del trascendentalismo ed è principalmente noto per lo scritto autobiografico Walden, una riflessione sul rapporto dell’uomo con la natura, e per il saggio Disobbedienza civile in cui sostiene che è ammissibile non rispettare le leggi quando esse vanno contro la coscienza e i diritti dell’uomo, ispirando in tal modo i primi movimenti di protesta e resistenza non violenta.

Nato in una famiglia modesta, si laureò all’Università Harvard nel 1837. Intrattenne una profonda amicizia con Ralph Waldo Emerson e con altri pensatori trascendentalisti. Vicino a tale concezione, il suo riformismo partiva dall’individuo, prima che dalla collettività, e difendeva uno stile di vita in profondo contatto con la natura.

La morte del fratello, avvenuta nel 1842, fu per lui un grande dolore. La scrittura del libro-diario A Week on the Concord and Merrimack Rivers (1839-1849) lo aiutò nel suo tentativo di superare la perdita di John e di tenerne viva la memoria. Forte il credo nel principio delle Reincarnazione che percorre tutta l’opera attraverso puntuali digressioni sulle filosofie orientali e l’interessante uso simbolico del fiume come elemento di rinascita e continuità presente sia nelle filosofie Orientali che Occidentali. Nel 1845, precisamente il 4 luglio – data simbolica per glia americani, fortemente legata all’idea di libertà –  per sperimentare una vita semplice e per protesta contro il governo, si stabilì in una piccola capanna da lui stesso costruita presso il lago di Walden. Qui poté dedicarsi a tempo pieno alla scrittura e all’osservazione della natura. Dopo due anni, nel 1847, lasciò il lago di Walden per vivere col suo amico e mentore Ralph Waldo Emerson e la sua famiglia a Concord.

Nel 1846 Thoreau rifiutò di pagare la tassa che il governo imponeva per finanziare la guerra schiavista al Messico, da lui giudicata moralmente ingiusta e contraria ai  Emerson, preoccupato, andò subito a fargli visita e gli chiese: “Dio mio, David, che cosa ci fai tu lì dentro?”. E lui rispose: “Dimmi tu, piuttosto caro Waldo: che cosa ci fai là fuori?” Rimesso presto in libertà grazie a una cauzione da lui non richiesta, ma amorevolmente pagata da una sua provvida zia. Thoreau si diede a scrivere subito un piccolo saggio che sarebbe diventato uno dei manuali  di resistenza e delle fonti di ispirazione maggiori per molti dei grandi contestatori dell’Ottocento e del Novecento, da Tolstoj a Gandhi a Martin Luther King: Disobbedienza civile (pubblicato nel 1849).

Nel 1854 pubblicò Walden, ovvero La vita nei boschi, nel quale descriveva la sua esperienza di vita sul lago Walden.

In Camminare Thoreau sembra guidato da voci e da luci soprannaturali, come i veggenti e i bardi delle antiche tradizioni. con estrema lucidità individua nelle distruzione della natura selvaggia il vero segnale della rovina prossima ventura del mondo dell’umanità. Il suo concetto di camminare non ha assolutamente nulla a che vedere con le preoccupazioni salutistiche: non è un testo di medicina alternativa o di meditazione eccentrica. E’ un grido di salvezza spirituale, ed è insieme un’autentica profezia. Camminare, per l’autore, equivale a svegliarsi, aprire gli occhi, rendersi conto del pericolo mortale a cui il genere umano sta andando incontro nel nome dello sviluppo economico, del profitto e del cosiddetto progresso.

Può sembrare sbalorditivo ma un secolo e mezzo fa un filosofo del Massachusetts riuscì a vedere con chiarezza e a denunciare con forza, proprio quei rischi ambientali che ancora in troppi, oggi, si ostinano a sottovalutare o ignorare.

Le pagine di Camminare abbondano di frasi memorabili: «Ah, se la gente cominciasse a bruciare le staccionate e lasciasse vivere le foreste!»; »Verrà forse il giorno in cui questa terra sarà smembrata in parchi per così dire di svago, di cui solo pochi godranno in modo limitato ed esclusivo […] e camminare sulla terra di Dio significherà attraversare senza permesso la terra di qualche gentiluomo»; « Credo nella foresta e nel campo, e nella notte in cui cresce il grano.»; «La vita è lo stato selvaggio. Quel che è più vivo è più selvaggio, e quel che non è ancora soggetto all’uomo lo rinvigorisce»; «La speranza e il futuro per me non nei prati e nei campi coltivati, non sono nei villaggi e nelle città, ma nelle paludi mobili e impervie.»; «Datemi l’oceano, il deserto, la natura incontaminata». E più ci si inoltra in questa lettura costellata di arringhe infuocate e scintillanti aforismi, più si avverte con chiarezza il prorompere di una tensione mistica verso la purezza assoluta del divino.

Ecco un passo del libro che volevo condividere interamente:

Noi restiamo inchiodati alla terra, quanto raramente saliamo! Potremmo tentare di elevarci un poco. Potremmo almeno arrampicarci su un albero. Una volta lo feci e mi fu utile. Era un pino bianco molto alto, sulla cima di una collina, e sebbene fossi in posizione piuttosto precaria ne fui ben ripagato, poiché mi si svelarono all’orizzonte nuove vette, mai contemplate, terre nuove, cieli nuovi. Avrei potuto camminare ai piedi di quell’albero per settant’anni, senza mai sospettare che esistessero. Ma soprattutto scoprii intorno a me – eravamo verso la fine di giugno -, sulla punta dei rami più alti, alcuni piccoli, rosei germogli a forma conica, il fertile fiore del pino bianco teso verso il cielo. Portai immediatamente al villaggio la fronda più alta e la mostrai ad alcuni giudici forestieri che camminavano lungo la via e ad agricoltori, mercanti di legname, tagliaboschi, cacciatori e nessuno aveva mai visto qualcosa di simile prima di allora e se ne stupirono come se avessero visto cadere una stella. E si parla tanto degli architetti dell’antichità, che rifinivano perfettamente le loro opere sia alla sommità che nelle parti più visibili in basso! La Natura fa schiudere da sempre i minuscoli germogli della foresta unicamente verso il cielo, sopra la testa degli uomini e lontano dai loro sguardi. Noi vediamo solamente i fiori che crescono sotto i nostri piedi, nei prati. Dal tempo dei tempi, ogni estate, i piccoli germogli dei pini si sviluppano sui ramoscelli più alti del bosco, sopra le teste dei figli della Natura, rossi o bianchi che siano; è dunque molto imprevedibile che un contadino o un cacciatore abbiano potuto vederli.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...