PRIMAVERA SOUND 2010


Il Primavera Sound ha festeggiato quest’anno il decimo anniversario: TUTA non è potuta mancare a questo appuntamento ormai diventato un classico di fine maggio.E’ il terzo anno consecutivo infatti che si torna a Barcellona a vedere questo splendido festival.

Ma prima di raccontarvi in breve che cosa ha visto TUTA un po’ di storia.

Dal 2001 al 2005 il Primavera si svolge a Poble Espanyol sulla collina di Montjuic con un numero sempre crescente di spettatori. Dal 2005 si trasferisce al Parco del Forum, costruito in occasione del Forum Internazionale della Cultura del 2004: l’area si sviluppa per 39 ettari e ha come fiore all’occhiello il Forum Building degli architetti svizzeri Herzog e de Meuron, che ha 3200 posti a sedere.

Nelle edizioni passate si sono esibiti i gruppi di punta dell’indie americano ed europeo, i volti nuovi, le  vecchie glorie nei tour di reunion e un bel po’ di elettronica per finire.

Il festival è strutturato su tre giorni con i concerti che iniziano nel tardo pomeriggio e vanno  avanti fino a notte inoltrata.

Il primo giorno di TUTA inizia con i Monotonix un trio garage rock di Tel Aviv: dopo essere stati banditi (per il loro live un po’ sopra le righe) dalla maggior parte dei locali di Tel Aviv decidono di lasciare Israele e partire per un lungo tour tra Stati Uniti ed Europa. I Monotonix suonano un primitivo e grezzo rock n’roll a metà strada tra gli Stooges di Iggy Pop (nume tutelare della band, ma ormai superato in fatto di eccessi) e i Black Sabbath dei primi anni settanta.Il concerto è al palco Vice, quello più defilato degli otto presenti (oltre i sei principali ce ne sono due acustici); avevo letto da qualche parte dello loro  performance incendiarie e debordanti, ma vederli dal vivo è una cosa spettacolare. Per chi non li conosce dico solo che suonano in mezzo al pubblico seminudi, con il cantante Ami Shalev che fa stage diving e si fa issare sul pubblico a suonare la grancassa. Ma più di tante parole basta vedere un video.

Inutile dire che hanno a dato a TUTA una carica incredibile e scaldato per gli headliner del giovedì, cioè Pavement e Broken Social Scene.

Ma prima degli headliner, poco dopo le 21 si va al palco Ray Ban, il più suggestivo dell’intero festival. Situato ai piedi di un ampio anfiteatro che guarda al mare, è posto a un livello più basso rispetto alla zona centrale del Parc del Forum, conferendo un colpo d’occhio mozzafiato a chi dovesse dargli uno sguardo: l’hype degli XX è infatti giunto anche in Spagna e sono almeno 25.00 le persone radunatesi per il loro show.La loro consueta imperturbabilità non fa tradire nessuna emozione, ma mentre può essere una qualità per un gruppo ormai di fama consolidata e provata bravura, per un gruppo di ragazzini all’esordio li rende altezzosi e un po’ fuori luogo: le canzoni poi sembrano suonate al rallentatore e sono un po’ tutte uguali. Molto meglio su disco.

Quindi è la volta dei Broken Social Scene che calcano le scene del Ray Ban con molto più vigore dei predecessori inglesi. Kevin Drew e soci appaiono subito in gran forma, in particolare il frontman che palesa una presenza scenica importante. I BSS sanno essere raffinati (gli arrangiamenti, effetti, le tante chitarre usate sempre in maniera sinfonica e mai per fare muro) ma pure festaioli. Si divertono a mettere ordine nel caos, iniziano lo show in sette e lo finiscono in undici, tirando in mezzo Spiral Stairs, John McEntire e Owen Pallet.I brani del nuovo album ‘Forgiveness Rock Record’ hanno ampio spazio e si rivelano migliori di quanto ascoltato su disco. Il live partito a livelli altissimi, riesce ad avere un crescendo e quando il collettivo canadese saluto il delirio tra il pubblico è totale.

Subito dopo questo gran concerto c’è il primo concerto dell’operazione nostalgia: i Pavement. Il palco principale è stracolmo di gente, non c’è molta possibilità di avvicinarsi più di tanto; poco male perché l’atmosfera di festa che la band californiana diffonde si spinge ben oltre le prime file. TUTA infatti si gode il concerto seduto sulla collinetta di fronte al palco.

Il gruppo sembra decisamente invecchiato in questi anni; sono tutti un po’ bolsi tranne Malkmus, che per qualche ragione conserva il fisico asciutto che ha sempre avuto.I Pavement si rivelano sul palco dei simpatici cazzoni, con Malkmus che suona la chitarra in qualsiasi posizione intorno al suo corpo, Spiral Stairs che fa il cascamorto e Bob Nastanovich che continua a girare intorno al palco anche quando la sua attività di percussionista non lo richiederebbe, fino a mettersi a ballare un valzer con Ami Shalev dei Monotonix durante ‘We Dance’.

Il gruppo vomita in un devastante marasma di distorsione elettrica cantabile il repertorio storico dei grandi album, nel più completo tripudio del pubblico:  apre con ‘Cut Your Hair’ e poi sciorina pezzi come ‘Gold Soundz’, ‘Stereo’, ‘Here’, ‘Summer Babe’, ‘Spit On a Stranger’ e chi più ne ha più ne metta. Il concerto prende dunque la piega della celebrazione di un repertorio impressionante di una band seminale.

(E’ questo è solo il primo giorno).

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