Un giorno della memoria che dimentica tutto il resto


Oggi, come ogni anno negli ultimi 10 anni a questa parte (ossia a partire dall’istituzione della legge n. 211 del 20 luglio 2000 dal Parlamento italiano) siamo bombardati da discorsi, foto, documentari, film, racconti per ricordare l’Olocausto, lo sterminio compiuto dai nazisti tedeschi con la complicità dei fascisti italiani e l’avvallo da parte della Santa Sede nei confronti di ebrei, omosessuali, comunisti, Rom, testimoni di Geova, dissidenti al regime.

Le testimonianze predilette dai media, durante tale cosiddetto “giorno della memoria” in Italia,  si condensano tuttavia nel ricordo della Shoah (termine che indica in maniera più circoscritta il genocidio della sola popolazione ebraica).

Ma a cosa serve un giorno della memoria che in realtà dimentica l’essenza stessa di ciò che si va a ricordare?

I genocidi, anzi certi genocidi, sono stati e sono tuttora assai snobbati nei salotti dei talk show e dei (tele) giornali da quattro soldi.

A tale proposito vorrei ricordare alcune altre funeste date, oltre a quella così nota del 27 gennaio 1945:

  • 24 aprile 1915 (genocidio armeno ad opera dei turchi)
  • 17 aprile 1975 (genocidio in Cambogia di chiunque venisse reputato “vicino” all’occidente: bastava conoscere una lingua straniera, avere una fede religiosa, vivere in città, essere commercianti, etc.; sterminio condotto dai Khmer Rossi sostenuti dalla Cina)
  • 6 aprile 1994 (genocidio in Ruanda dei Tutsi per mano degli Hutu e con il silenzio dell’ONU)
  • 11 luglio 1995 (genocidio dei musulmani bosniaci da parte delle truppe serbo-bosniache ortodosse con il silenzio dell’ONU)
  • 25 aprile 2003 (genocidio del Darfur, in Sudan, delle tribù locali di pastori africani da parte dei miliziani nomadi islamici aiutati dal governo sudanese)

Come mai è stata creata una legge italiana apposita per ricordare una data soltanto, tra tutte?

Forse si è ragionato in meschini termini di quantità di vittime: più grande è, più importante è? Oppure forse di un lavaggio di coscienza, dovuto al coinvolgimento attivo dell’Italia a tale tragedia, mentre in tutti gli altri casi se ne è stata semplicemente a guardare?

Tuta oggi è molto schifata da questa mediocre ipocrisia.

…E ci pensa il 28 gennaio, il 1 febbraio, il 12 dicembre e in qualsiasi altro giorno che non sia espressamente ed esplicitatamente monopolizzato da coloro che decidono che cosa va detto, che cosa va ricordato, e che cosa va omesso, e non divulgato.

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