Le storie di Altro


TUTA acclama e accoglie con infinito interesse l’arrivo sul web di “Le Storie di Altro” sito gestito da Marina Ferrara e Roberto Todisco, tra i collaboratori anche una manica della TUTA che siete abituati a leggere su questo blog.

TUTA non riesce a smettere di leggere, pagina dopo pagina è arrivata a questa e vuole riportarne il contenuto qui. Perché è importante, perché è vero, perché è necessario.

La decrescita serena di Serge Latouche


“Dove andiamo? Dritti contro un muro. Siamo a bordo di un bolide senza pilota, senza marcia indietro e senza freni, che sta andando a fracassarsi contro i limiti del pianeta”. Dopo aver sorvolato due pagine di prefazione e aver riflettuto sulle parole di John Stuart Mill, è questa inquietante realizzazione che ci troviamo davanti all’inizio della nostra lettura del Breve trattato sulla decrescita serena di Serge Latouche.

Come diceva la mia professoressa di filosofia, un po’ matta a dire il vero, i libri bisogna cominciare a studiarli dalla copertina e allora facciamo un passo in dietro, ritorniamo al titolo: Breve trattato sulla decrescita serena. Concedendoci di soprassedere su breve – piccolo, agile, accessibile – concentriamoci su questa strana parola, Decrescita. Che cosa significa?

“La parola d’ordine della decrescita ha soprattutto lo scopo di sottolineare con forza la necessita dell’abbandono dell’obiettivo della crescita illimitata, obiettivo il cui motore è essenzialmente la ricerca del profitto da parte dei detentori del capitale, con conseguenze disastrose per l’ambiente e dunque per l’umanità. Non soltanto la società è ridotta a mero strumento e mezzo della meccanica produttiva, ma l’uomo stesso tende a diventare lo scarto di un sistema che punta a renderlo inutile e a farne a meno”

Consumiamo troppo, mangiamo troppo, buttiamo troppo. Soprattutto viviamo nella convinzione che sia possibile una crescita infinita in un luogo, quale è il nostro pianeta, finito, ignorando limiti ed entropia. Dunque che fare per cambiare le cose? Cercare di invertire i tassi di crescita? Una scelta del genere nel sistema attuale significherebbe innescare una crisi economica che, al confronto, quella attuale sembrerebbe una festa.
Anche altre soluzioni apparentemente ovvie non risolverebbero il problema: passare alle energie rinnovabili? Bene, ottimo, ma se continueremo ad avere uno stile di vita che presuppone la disposizione di 34 (!) pianeti, quanti pannelli solari dovremo istallare? E allora? Per spiegare come uscire dall’empasse mi viene in mente la scena di quel celeberrimo film che è Ritorno al Futuro II: i protagonisti, Doc e Marty, sono finiti in un 1985 alternativo, un vero incubo, tutto per colpa di un almanacco sportivo rubato dal cattivo Biff nel 2015. Per uscire da questa brutta situazione Marty propone di andare avanti nel tempo e impedire il furto. Doc gli fa notare che muoversi da quel punto del tempo significherebbe trovarsi nel futuro di quell’incubo. Ci sono due linee temporali parallele nel film, così come ci sono due modi paralleli di concepire il mondo. Bisogna cambiare paradigma!

“A rigore, sul piano teorico si dovrebbe parlare di a-crescita, come si parla di a-teismo, più che di de-crescita. In effetti si tratta proprio di abbandonare una fede o una religione, quella dell’economia, del progresso e dello sviluppo, di rigettare il culto irrazionale e quasi idolatra della crescita fine a se stessa”

La saggezza della lumaca

Ma come, potrebbe dire qualcuno, la crescita, da quando il mondo è mondo, è una cosa buona, sta nella natura delle cose. È bene precisare che qui si sta parlando di crescita economica. Per chiarirci le idee è interessante dare un’occhiata ai dati che monitorano proprio questa crescita:

“Con un aumento del PIL pro capite del 3,5 per cento annuo (che corrisponde alla media francese tra il 1949 e il 1959), si ha un fattore di moltiplicazione 31 in un secolo e di 961 in due secoli! E con un tasso di crescita del 10 per cento, che è quello attuale della Cina, si ottiene un fattore di moltiplicazione 736! A un tasso di crescita del 3 per cento, si moltiplica il PIL di venti volte in un secolo, di 400 in due secoli, di 8000 in tre secoli. Se la crescita producesse automaticamente il benessere, dovremmo vivere in un vero paradiso da tempi immemorabili. E invece è l’inferno che ci minaccia”.

È a questo punto del ragionamento che Latouche si rivolge al suo maestro Ivan Illich, invocando la saggezza della lumaca: “la lumaca costruisce la delicata architettura del suo guscio aggiungendo una dopo l’altra delle spire sempre più larghe, poi smette bruscamente e comincia a creare delle circonvoluzioni stavolta decrescenti. Una sola spira più larga darebbe al guscio una dimensione sedici volte più grande”. La lumaca, evidentemente dimostrando maggiore saggezza degli uomini, “capisce” che quella eccessiva grandezza peggiorerebbe la qualità della sua esistenza e allora abbandona la ragione geometrica in favore di una progressione aritmetica.

Decrescita, una rivoluzione

“Oggi più che mai, lo sviluppo sacrifica le popolazioni e il loro benessere concreto e locale sull’altare del ‘benavere’ astratto, de territorializzato”.
La decrescita, secondo Latouche, non è un argomento per discussioni da bar o, bene che vada, da aule di accademia. Il nuovo paradigma dovrebbe (e potrebbe) guidare scelte concrete e politiche. “Oggi la crescita è un affare redditizio solo a patto di farne sopportare il peso e il prezzo alla natura, alle generazioni future, alla salute dei consumatori, alle condizioni di lavoro degli operai e, soprattutto, ai paesi del sud”. Per tutto questo è necessario perseguire quella che Latouche definisce “utopia concreta, nel senso positivo datole da Ernst Bloch. <>”.
in questi termini quella della decrescita deve essere una rivoluzione, un sovvertimento totale per compiere quel salto di piani paralleli di cui si parlava prima. La via per questa rivoluzione passa attraverso la messa in moto di un circolo virtuoso fatto di otto “R”.

Rivalutare
I valori borghesi del secolo scorso un poco alla volta si sono prosciugati, lasciando soltanto dei gusci vuoti: megalomania individualistica, rifiuto della morale, egoismo. La società della decrescita dovrà poggiare su un sistema rovesciato di valori. “Amore della verità, senso della giustizia, responsabilità, rispetto della democrazia, elogio della differenza, dovere di solidarietà, uso dell’intelligenza”.

Riconcettualizzare
Diventa necessario ripensare alcuni concetti fondamentali come quelli di ricchezza e povertà, “ma anche il binomio infernale, fondatore dell’immaginario economico, rarità/abbondanza”.

Ristrutturare
“Ristrutturare significa adeguare l’apparato produttivo e i rapporti sociali al cambiamento dei valori”. Per fare un esempio si potrebbero riconvertire le fabbriche automobilistiche in fabbriche di macchinari per il recupero di energia attraverso la congenerazione.

Rilocalizzare
Quello della località è uno dei concetti cardine di tutto il paradigma della decrescita e anche uno dei più anti moderni. “Se le idee devono ignorare le frontiere, al contrario i movimenti di merci e di capitali devono essere limitati all’indispensabile”. La cultura, la politica e il senso della vita devono ritrovare un “ancoraggio territoriale”

Ridurre
Ridurre significa innanzitutto ridurre gli sprechi, in modo da gravare di meno sulla nostra povera biosfera. È inaccettabile che oggi i paesi ricchi producano 4 miliardi di tonnellate di rifiuti l’anno. Altre cose da ridurre urgentemente sono gli orari di lavoro, per restituire il tempo a tutto quello che rende la vita degna di essere vissuto e il turismo di massa, con le sue gravose conseguenze, come l’inquinamento e la distruzione delle destinazioni che subiscono questo turismo.

Riutilizzare/riciclare
Forse la più scontata delle “R”, è un concetto ormai dato per acquisito, allora come mai le amministrazioni e la politica non lo hanno ancora trasformato in un cardine del nostro sistema produttivo?

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...