Minimizzare gli sprechi


L’altra sera TuTa è capitata ad un convegno di industriali. Si parlava del cosiddetto Lean Thinking, il pensiero snello. Dicono sia un metodo per ridurre gli sprechi nelle aziende… sprechi di risorse, comprese quelle umane. Attorno a me seduta una platea assai mista e variegata, una distesa di persone che soddisfavano i seguenti requisiti. Maschio. Bianco. Tra i 40 e i 50 anni. Rigorosamente vestiti in abito scuro. Questo è il profilo della nostra creativa e dinamica classe dirigente!

I relatori erano già in pole position per  iniziare i loro discorsi. L’organizzatore prende il microfono in mano, il suo incipit: “Buonasera a tutti, vi ringrazio per la vostra presenza numerosa. Siamo tutti pronti per iniziare, soltanto aspettiamo un paio di invitati che hanno appena telefonato perché sono un po’ in ritardo. Inizieremo tra una mezzoretta!”. Trascorrono 40 minuti di attesa. Ma perché chi arriva per primo ma non conta nulla deve venire penalizzato per chi arriva dopo ma è senza dubbio più importante??

Con questi interrogativi in testa, volgo distrattamente il capo per osservare i miei vicini vestiti di grigio, per indovinare quale di loro si è rovesciato addosso una bottiglia intera di dopobarba scaduto. Uno si siede nel posto libero vicino al mio, “Buonasera” mi dice con aria distinta e un sorriso ammaliante alla George Clooney. Inizia a scrivere sul suo palmare. Noto che ci sono soltanto altre tre donne oltre a me in sala, tutte abbastanza giovani e sedute qualche fila più in là rispetto a me. Una mi chiede se può posare la sua borsa accanto alla mia, allora la sposto per farle un po’ di spazio e mi dice: “Vai tranquilla. Grazie, va benissimo così!”. Poi per sbaglio incrocio lo sguardo di un’altra, che appena mi vede mi sorride. Ricambio. È possibile forse che vi sia un’atavica complicità tra di noi in questa sala, rappresentanti di una giovane e femminile schiacciante minoranza? Un microcosmo in cui stranamente, in tale strana circostanza, mi sento particolarmente ben accolta.

I vip arrivano. Si siedono con una certa calma e con un certo ne savoir pas faire. Hanno inizio le danze. “Nella maggior parte delle aziende più del 40% delle attività non porta alcun valore aggiunto finale al prodotto. Il pensare snello rappresenta un nuovo modo di ragionare teso ad accrescere la flessibilità dell’impresa attraverso un ripensamento dell’intero flusso di creazione del valore, dalla progettazione fino alla gestione degli ordini. Il Lean Thinking è il risultato di un notevole sforzo di analisi delle modalità di riorganizzazione di un folto gruppo di imprese , impegnate in un progressivo abbattimento degli sprechi insiti nel modo tradizionale di impostare il processo produttivo. Il Lean Thinking si può considerare come una evoluzione dei modelli organizzativi che l’hanno preceduto (qualità totale, reingegnerizzazione dei processi, ecc.) a cui riesce a dare una convincente sistematizzazione e integrazione. In particolare il termine lean vuole esprime il fatto che tali metodi produttivi riducono al minimo l’utilizzo delle risorse impiegate: risorse umane, capitale investito, spazio occupato, tempo. Il cardine del pensiero snello è rappresentato dalla continua ricerca ed eliminazione degli sprechi allo scopo di produrre di più con un minor consumo di risorse”.

Sono idee che vanno molto di moda oggi nel mondo aziendale, e anche nel mondo non aziendale. Mi viene in mente un libro uscito qualche mese fa. È di una certa sociologa del lavoro, detta Michela Marzano. Affronta il fenomeno perverso di come certi modelli manageriali considerati in e al top,  vengono introdotti anche in altre sfere come quella pubblica, oppure persino nella vita privata delle persone. (Un altro parallelismo interessante tra comportamento umano e comportamento aziendale sorregge l’intera trama di “The Corporation”, documentario  canadese del 2003, di M. Achbar e J. Abbott).

Ma allora che cosa significa pensare lean? Significa magari che dovrai sprecare meno brillantina per i capelli, altrimenti quando ti accarezzerai il ciuffo e poi scriverai sul palmare, ti si appiccicheranno sempre di più le dita sul touch screen? Oppure vuol dire che dovrai riorganizzare il lavoro dei tuoi dipendenti, in modo tale da affidare a quelli che stanno ore su facebook invece di lavorare il nuovo incarico di autista così che massimizzerai le tue risorse umane eliminando i tempi morti e non facendo più aspettare 40 minuti i convitati  al prossimo incontro?

Medito e rimugino su come si potrebbe applicare questo nuovo concetto rivoluzionario.  Flashback. Mi torna alla memoria un ragazzo che ho notato qualche giorno fa in centro, passeggiando per strada. Ha colpito subito la mia attenzione: capelli lunghi e rasta, una grande borsa di cuoio a tracolla, soltanto un maglione pesante e colorato di lana nonostante il freddo gelido, pantaloni vintage di velluto, ma soprattutto, SENZA SCARPE! Ecco perché mi ha attirato così tanto, era scalzo. Camminava a piedi nudi sulle fredde (presumo) piastrelle del marciapiede, in mezzo al traffico di pedoni tutti scarpa-muniti.

Ricapitolando:

  • Eliminare sprechi di materie prime (la suola e la soletta di gomma o di plastica; la tomaia di cuoio, plastica, pelle o tessuto; il tacco di cartone, cuoio, plastica, gomma, isolante)
  • Eliminare sprechi dovuti a tempi morti (aprire la scarpiera e rimanere dieci minuti a pensare: quale calzatura oggi si adatterà al meglio alle mie esigenze?)
  • Eliminare giacenze di magazzino inutilizzate (una scarpiera vuota può diventare se verticale un’ottima dispensa, se orizzontale un comodo proseguimento dell’armadio)
  • Eliminare sprechi di sovrapproduzione (non usando le scarpe non si contribuisce ad alimentare il surplus nel settore calzaturiero!)
  • Eliminare sprechi legati a carenze nei processi (non dovendosi chinare per allacciare le scarpe si diventa più veloci ad uscire di casa e non si arriverà più in ritardo agli appuntamenti)
  • Eliminare prodotti difettosi  (ognuno ha a disposizione un paio di piedi ORIGINALI e non contraffatti)

Ecco! Gli industriali non hanno inventato proprio nulla di nuovo!

In realtà, per chi non se la sente di arrivare all’esempio estremo dell’uomo-senza-scarpe, l’intero filone del consumo critico pensa già da decenni in maniera molto più snella rispetto alle teorie dei colleghi manager riguardo al modo di organizzare i processi di produzione, distribuzione e consumo delle risorse.

Per contribuire a minimizzare gli sprechi alcune informazioni utili si possono trovarsi nei siti:

http://www.utopie.it/consumo_critico.htm

http://www.cnms.it/

QualitiAmo

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6 thoughts on “Minimizzare gli sprechi

  1. Ciao!
    ho visitato il sito di QualitiAmo, in particolare la pagina sulla Lean Manufacturing.
    Non lo conoscevo prima, ho visto che trattate moltissimi argomenti che ho esaminato per anni all’università…mi rincresce soltanto che il vostro progetto non esistesse già allora! 😉
    Anche Tuta è un portale gestito collettivamente e favorevole alla libera diffusione dei contenuti.
    Se volete lasciare il nostro link all’interno di QualitiAmo sarà per TuTa una bella conferma che la condivisione delle idee libere e dei saperi non è un’utopia bensì qualcosa di perseguibile!
    Grazie e buon lavoro!

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  2. Ciao! Complimenti per lo spirito con cui sei riuscita a descrivere questo seminario sulla lean manufacturing e per l’ironia che hai usato nel fustigare chi predica efficienza e fa iniziare un appuntamento con ben 40 minuti di ritardo!

    Se ti interessa, possiamo lasciarti un link alla sezione del nostro sito che si occupa di Produzione snella ma, non volendo fare spamming, ti chiediamo prima l’autorizzazione.

    Ovviamente tutte le risorse di QualitiAmo sono gratuite a disponibili in copyleft per chiunque, per questo ci permettiamo di segnalarle.

    Ciao!

    Mi piace

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