Flashing lights and other stories from the City of M.


Davanti a casa di TUTA ci sono le case del Comune. Il comune della Città di M. ha un gran patrimonio di case popolari. Alcune, bellissime, costruite nei primi anni del XX secolo in zona MacMahon e Loreto. Chi ha avuto la fortuna di comprarle e ristrutturarle si trova in mano un gioiello. Altre dei primi anni ’50 vicino a piazzale Lotto, cadono a pezzi dentro e fuori. Dentro non si sa mai chi c’è. TUTA ci va spesso in ambulanza a soccorrere esempi di una umanità varia ed eventuale. Una donna incinta che aveva un malore durante lo sgombero (era abusiva), un pazzo che si era infilato un coltello da cucina in una coscia per avere un “risarcimento dallo stato” (ma quandomai?). Poi ci sono le case degli anni ’60 a Quarto Oggiaro. Là è meglio non andarci. Anche lì TUTA ci va spesso perché i disperati non hanno razza né colore né precedenti penali. A volte ringraziano. Altre volte non ce la fanno, è troppo tardi. Altre volte ti mandano affanculo.

Davanti casa di TUTA c’è un enorme complesso popolare degli anni ’70. Lungo 250 metri e alto 8 piani. Decine di scale. A TUTA piace guardarlo di notte tardi, perché è immerso nel buio e le finestre spariscono inghiottite dal nero, tranne alcune colonne di luce. La luce delle scale è accesa 24ore su 24 da quelle parti. Tranne all’ottavo piano della scala che c’è davanti alla finestra di TUTA. Da tempo immemore su quel pianerottolo è montato un neon difettoso che invece di stare acceso, lampeggia 24 ore su 24. TUTA si diverte a guardarlo.

Questa primavera hanno cominciato a ristrutturare le facciate e i balconi di questo enorme complesso. Il comune della Città di M. spende qualche milione di euro. Ora la ristrutturazione sta quasi per finire. Eppure quel neon non è stato sostituito. TUTA lo guarda tutte le notti. L’ha preso in simpatia. TUTA pensa che sia l’emblema della Città di M. …grandi lavori, grandi costruzioni, grandi opere …ma delle piccole cose nessuno si cura.

Sono stati appena spesi 800 milioni di euro per costruire 3 stazioni di un metro laddove prima c’era una falda acquifera, che ora è stata prosciugata a forza di idrovore. Se si fossero fatte 3 stazioni di superficie la spesa sarebbe stata circa 10 volte inferiore.

Intanto i nuovi schiavi muoiono nelle fabbriche e dormono nelle cantine, nei sotterranei, nelle stazioni del metro, nei capannoni abbandonati. Non importa a nessuno. Intato la gente, qui nella grande metropoli della Città di M. perde il lavoro e il sabato mattina si trova davanti allo stadio di San Siro per un singolare mercato basato sul baratto di oggetti usati, divenuti ormai superflui. Una pelliccia in cambio di un frigorifero. Ripetizioni in cambio di ristrutturazioni. Un televisore in cambio di una bicicletta.

TUTA pensa. Poi scende dal metro, mette i piedi sulla banchina, si gira un’ultima volta verso la carrozza e ci vomita dentro. Le porte si chiudono, TUTA si sposta e il metro parte, con un carico di viaggiatori orripilati e del vomito sul pavimento.  TUTA non ce l’ha col metro, ma con quello che rappresenta.

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