La via degli dei


Tute sporche di fango si fanno strada tra cumuli di foglie secche sui crinali appenninici nei pressi di Pian di Balestra.

Gli alberi pallidi e spogli non le proteggono da una leggera pioggia autunnale che trafigge la montagna con milioni di aghi.

Al tramonto il sentiero si intuisce più che vedersi. E’ un selciato romano, la Flaminia minore, su cui marciavano i legionari che andavano a combattere guerre lontane.

Il sentiero degli dei che Goethe percorse nei suoi viaggi in Italia più di trecento anni fa.

La via degli dei è un percorso escursionistico che collega le città di Bologna e Firenze, passando attraverso gli Appennini.Il percorso, ricostruito a partire dagli anni ’90, attraversa numerosi luoghi di interesse naturalistico e paesaggistico a quote intorno ai 1000 metri. In alcuni punti i sentieri passano proprio sulle antiche pavimentazioni stradali ancora superstiti dopo 2000 anni di storia. Il tracciato, percorribile sia a piedi che in mountain bike è all’incirca il seguente

  • Bologna (54 m s.l.m.)
  • Badolo (370 m s.l.m.)
  • Monte Adone (654 m s.l.m.)
  • Monte Venere (940 m s.l.m.)
  • Madonna dei Fornelli(770 m s.l.m.)
  • Monte dei Cucchi (1140 m s.l.m.)
  • Monte Poggiaccio (1190 m s.l.m.)
  • Passo della Futa(900 m s.l.m.)
  • Monte di Fò (780 m s.l.m.)
  • Monte Gazzaro (1125 m s.l.m.)
  • Passo dell’Osteria Bruciata(820 m s.l.m.)
  • San Pietro a Sieve(200 m s.l.m.)
  • Monte Senario (820 m s.l.m.)
  • Poggio il Pratone (700 m s.l.m.)
  • Fiesole (300 m s.l.m.)
  • Firenze (50 m s.l.m.)

a me solletica parecchio e a voi?

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4 thoughts on “La via degli dei

  1. “I nomi delle località montane sono sempre magici, pieni, significanti” (cit. TUTA)… A tal proposito TUTA consiglia un libro davvero spassoso. Un libro dal nome onirico, dalla copertina onirica dall’argomento onirico…parlo di un libro di viaggio. Un avventura di 7000 km a cavallo di una Topolino. 7000 km di incontri, esperienze, nomi, strumenti musicali, vino esperienze strade secondarie e disseminate di buche. Tutta l’Italia da Nord a Sud. Le Alpi e poi gli Appennini. Il libro è “La leggenda dei Monti Naviganti”. (2007 Paolo Rumiz.per Feltrinelli)

    Descrizione:
    Un viaggio di settemila chilometri che cavalca la gobba montuosa della balena-Italia lungo Alpi e Appennini, dal Golfo del Quarnaro (Fiume) a Capo Sud (punto più meridionale della Penisola). Parte dal mare, arriva sul mare, naviga come un transatlantico con due murate affacciate sulle onde ed evoca metafore marine, come di chi veleggia in un immenso arcipelago emerso. Trovi valli dove non esiste l’elettricità, incontri grandi vecchi come Bonatti o Rigoni Stern, scivoli accanto a ferrovie abitate da mufloni e case cantoniere che emergono da un tempo lontanissimo, conosci bivacchi in fondo a caverne e santuari dove divinità pre-romane sbucano dietro ai santi del calendario. E poi ancora ti imbatti in parroci bracconieri, custodi di rifugi leggendari, musicanti in cerca di radici come Francesco Guccini o Vinicio Capossela. Un’Italia di quota, poco visibile e poco raccontata. Le due parti – o forse i due “libri”, alla maniera latina – del racconto, Alpi e Appennini, hanno andatura e metrica diverse. Le Alpi sono pilastri visibili, famosi; sono fatte di monoliti ben illuminati e percorse da grandi strade. Gli Appennini no: sono arcani, spopolati, dimenticati, nonostante in essi si annidi l’identità profonda della nazione. Questo racconto di “monti naviganti” è cominciato sul quotidiano “la Repubblica” ed è diventato un poema di uomini e luoghi, impreziosito da una storia “per immagini” della fotografa Monika Bulaj, che ha seguito Paolo Rumiz in alcune tappe di questa avventura.

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