sBolognati


TUTA è tornata a casa nervosa, grigia come il tempo di oggi a Bologna. TUTA ha camminato tutta la giornata nella prima periferia bolognese, approssimativamente 8 Km di marciapiedi percorsi, in lungo, in largo, in diagonale.

TUTA ha scovato angoli nuovi nella città – e questa è una cosa bella – case di mattoni e palazzi, ex opifici e fabbriche della Bologna dell’Ottocento. Giardinetti interni e alberi secolari/pluriannuari. TUTA ha sorriso per un secondo al sole che faceva capolino e ha pensato: “ora mi siedo” una panchina, un giardinetto, un posto fatto per riposarsi dai rumori, dalle macchine veloci, dallo smog, dalla fretta e dalla frenesia, un posto così sarà dietro l’angolo. “Ora cammino fino a giù, la in fondo mi sembra…”. “No! no!, sbagliavo”, “Ok laggiù, si si ecco…” “Macchè!!” “dai dai, qui c’è un muretto…ah no è privato e la signora mi guarda male…”, “Buongiooorno signora!, buoongiorno….signooora…buon…!”.

Signora: “ehh non ci si può mica sedere li…non è mica un bivacco vada a sedersi al baaaar”…”al baaar…” penso…”ma come al baaar” e mi palpo le tasche per vedere se mi sono rimaste monetine per il caffè. No. Non me ne sono rimaste…continuo a camminare tanto il sole non è mica sbucato. Infondo penso: “che devo sedermi a fare?, corrono tutti, sono solo le 4, mica ci si riposa!” (a Bologna)

Bologna non ha panchine..chi se ne era accorto? L’Italia non ha panchine…chi se ne era accorto?

Bruxelles ce le ha, Barcelona anche.

Mi sbaglio?

Un premio alla migliore foto/idea grafica  “Panchina: come dovrebbe essere.” sono aperte le iscrizioni. Uploadate roba.

Vi prego fatemi cambiare idea. Ditemi che mi sto sbagliando, che questa è ancora una città (un Paese) dove posso conoscere qualcuno così,  iniziando a parlare con chi ha il culo poggiato dove lo poggio io.

continua…

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6 thoughts on “sBolognati

  1. Trovo singolare inoltre che le panchine vengano tolte in città che sono sempre più piene di vecchi.
    Sediamoci ad un bar, consumiamo e paghiamo anche per il posto a sedere. Lovely.

    PS. Il mio era un commento ironico (ma non troppo) dovuto a fatti di cronaca tristemente quanto realmente avvenuti.

    Trieste.
    Verona.

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  2. Concordo sulle “più complesse dinamiche sociali” alla base del fenomeno che citi nel tuo commento Dave. Mi pare però che tu adduca una troppo spiccata capacità di intelletto ai compilatori dei piani urbanistici cittadini (che a mio avviso ne sono privi e soprattutto si prostrano al volontà autorevoli ed interessate). Il fenomeno lo si può analizzare nel profondo come fai tu ma sulla stampa italiana, sui rotocalchi televisivi, nei dibattiti populisti, la motivazione del burocrate è sempre e soltanto quella che ha come retroscena la paura del “diverso” la “tolleranza” e l’indulgenza nonché la punizione (come se fossero loro e solo loro, una specie illuminata ed elevata in grado di poter sopportare ed accogliere e pure bastonare “il minorato”). A conferma di ciò allego un articolo de La Repubblica Bologna di qualche tempo fa:

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2005/11/14/bazzano-via-le-panchine-contro-il-degrado.html

    Tutto quello che dici tu TUTA lo condivide. Il problema è infatti, nel sistema stesso. Ma TUTA si domanda se chi scrive le regole capisce perché lo fa, se comprende le conseguenze della sue decisioni, se analizza il contesto, antefatto, o se solo guarda al suo interesse immediato, alla sua tranquillità borghese, alla gestione del budget comunale. Il sindaco di Bazzano toglie le panchine perché è nato a pane e televisione, nella televisione c’è un idea malvagia, un plagio costante, un permaloso cincillà Berlusconi che forse aveva un disegno quando trentenne investiva nella tivvù. Ci voleva drogare tutti con questo oppio-dei-poveri già dall’inizio?, con chiari stratagemmi, piani e programmi per sostenere la sua scalata al “suc-cesso”?, o queste idee, al “dittatore della banana mediatica”, sono arrivate piano piano?
    Sto buttando carne al fuoco, così, perché TUTA è sempre arrabbiata…E’ arrabbiata perché corre, corre e corre e non sa dove fermarsi a riposare.

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  3. Tutto drammaticamente vero..
    a Bologna le panchine mancano, ma non solo. Sembra che il loro numero, rispetto ad un tempo, sia in progressiva diminuzione, ed in alcuni casi si è giunti addiritura all’estinzione della specie!
    ho letto in un commento che la possibile ragione sia da attribuirsi alla lotta al degrado per via del fatto che è attualmente destinata al riposo dei barboni la principale fruizione delle panchine.
    Non credo, secondo me questo è solo un effetto di un fenomeno radicato in più complesse dinamiche sociali.
    Partiamo da un confronto con realtà dove le panchine ancora felicemente persistono, e notiamo che fungono da pausa, da contemplazione, e da siti di aggregazione e contatto tra persone.
    Cerco fedelmente di riportare quanto ho osservato in una località turistica turca, dove un lungomare che guardava all’egeo era dotato di molte panchine rivolte verso l’orizzonte dove l’azzurro del cielo incontrava il blu scuro delle acque. Tante, sì, ma ad ognuna non mancavano mai ospiti, gente di tutte le età che si avvicendavano durante le ore della giornata.
    Nel nostro paese da tempo si mira ad imporre una frenesia di ritmi per scopi meramente commerciali, tali da tendere ogni attività umana ad un semplice dualismo: chi termina la produzione giornaliera, deve affrettarsi al consumo, senza soste e senza la concessione di altre attività di alcun genere.
    purtroppo l’educazione delle famiglie, che dovrebbe cogliere i più intimi valori non barattabili, stenta a fungere da riequilibrio.
    ecco secondo me la ragione per cui le panchine, occupate da barboni che non concorrono più al sostentamento del ciclo produzione-consumo, sono comunque rimasti gli unici fruitori delle panchine.

    Dave

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